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Funari faceva quel mestiere lì, no?
Si. Tenga però presente che Funari, uno che ai suoi tempi spopolava, ne convengo, oggi è per i più un illustre sconosciuto, come usa dire. La TV divora i suoi creatori, come Cronos i suoi figli. Quindi, posto che Funari sta qui fuori contesto, cosa intendeva dire con quella frase?
Alludevo al fatto che quando non si hanno più fiches da puntare è il momento di andarsene.
Immagino stia parlando delle vacanze. Quindi siete tornati perché avevate finito i soldi? E’ un classico. Quando restavano solo i soldi per il treno (o per la benzina, nei casi in cui si era dotati di utilitaria) si riavvolgeva la tenda e si ripartiva per casa. A proposito: Com’è l’Andalusia? Qué cantan los poetas andaluces de ahora?
No, nada de nada. Niente Andalusia, anche perché fin dall’inizio l’opzione per Malaga m’aveva fatto tornare in mente Fred Bongusto che … non è proprio di mio gusto, diciamo. Invece 10 giorni a Barcellona, battuta quasi palmo a palmo, con frammentari ricordi di Pepe Carvalho, una frase di Guccini che ogni tanto ritornava senza che riuscissi a contestualizzarla e con l’eco ormai non più percepibile, da orecchie diverse dalle mie, delle canzoni della guerra civile.
“Poi erano ideali alla cogliona, fatti coi miti del ’63 /i due Giovanni e pace un po’ alla buona, Ramblas di Barcellona …”.
Ecco, bravo. Questo spiega l’utilità di avere un cellulare con connessione a Internet.
Gaudi?
Un magnifico architetto d’interni, per il resto non so s’era più pazzo lui o i suoi committenti.
Mirò?
No, lui mi piace. Colori …, forme … Non ne vado matto sia chiaro, ma alcune tele raccontano storie. Il lato razionale dell’avanguardia.
Tàpies?
Mucho meno que mas. Non ho letto nulla di lui, scritto da lui intendo dire, così forse dirò una sciocchezza, ma ho l’impressione che ad alcuni intellettuali, spesso, manchi il lavoro, la fatica, il contatto con la materia e ne sentano quasi nostalgia, sentono di doversi come giustificare agli occhi di un proletariato che amano ma di cui non fanno inevitabilmente parte. Il risultato di questa tensione sono alcune loro opere. L’antico problema di andare verso il popolo senza però concedergli nulla, farsi contaminare senza perdere il proprio status.
Belli i musei, invece. E poi la Boqueria con la gente che si siede per mangiare come succedeva al mercato di Porta Palazzo tanti anni fa. E la plaza Rejal dove abbiamo mangiato benissimo, che non è la più bella, ma che ho riconosciuto senza averla mai vista prima. Stava in una delle ultime sequenze di un vecchio film italiano sul terrorismo con un giovane Scarpati non ancora Medico in famiglia.
E comunque no, non stavo parlando delle vacanze, ma possiamo chiuderla qui.
magari ascoltandoci questo (che in verità era cileno, ma la canzone è di quel triennio là).

E per questa sera il blog es tancado.

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