Quando ancora non c’erano le archistar in ogni paesino c’era il viale della stazione. Relativamente lungo ed ombreggiato, leggermente in discesa, veniva percorso il mattino presto con una valigia di speranze o, in senso contrario, con una valigia più leggera e il cuore appesantito da un fallimento, appena temperato da un suono di campane: dai tempi di ‘Ntoni (il nipote) è sempre il Vespro quando si torna (sperabilmente senza carichi pendenti). Qualcuno aveva imparato una nuova canzone.

Viale dei Giardini, invece, faceva coppia con Parco della Vittoria, quando ancora “finanzacapitalismo” era termine futuribile; assicurarseli entrambi per costruirci sopra un albergo era un gioco nel quale, al massimo, potevi identificarti con Paperon de’ Paperoni. Più vicina alla realtà una canzone come questa di Franco Nebbia, un’intuizione poi ri-meditata, anni dopo, da un Lucio Dalla ancora lontano dal successo, nonostante Roversi.

In verità, il viale di cui parleremo stasera è ancora un altro. Questa la canzone introduttiva.

Tema particolarmente caro a Lolli, si direbbe, visto che ha messo le mani anche nella scrittura di “Keaton” cantata da Guccini, canzone che riecheggia un po’ gli stessi temi.
Gloria Swanson? Non so chi sia. Un’attrice, sì certo, ma non fa parte del mio … Cinema muto niente, neanche le comiche di Laurel e Hardy o di Charlot.
Viale del tramonto, dite?
Beh, sì, quello l’ho imboccato.
vieni via Ulisse, siamo in mezzo al mare qui, qui non c’è più nessuno

Sono l’unico ad averla postata su YouTube, sarà un caso?

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