Io la conoscevo
Quando sulle pagine nazionali di Repubblica, parlando del personaggio politico che dovrebbe fare da garante per tutto il partito in questa fase che precede il nuovo congresso, viene fatto il nome di Fassino, descritto come “buon incassatore”, la prima cosa che mi viene in mente è la sequenza di un film. Il film è I mostri, con Ugo Tognazzi, organizzatore di incontri, che va a trovare un vecchio pugile (Vittorio Gassman) talmente bravo nell’ “incassare” che ormai va definito come pugile “suonato”. Per sua disgrazia Gassman accetterà di combattere e finirà rincretinito su una sedia a rotelle. Miglior sorte avrà il personaggio interpretato da Mario Adorf, altro pugile incassatore, in Io la conoscevo bene, sconfitto come da copione, almeno tornerà a casa coi bozzi (come dicono a Roma), ma anche con quattro lire e la simpatia di Stefania Sandrelli allora giovanissima e ancora in possesso di uno sguardo innocente sulla vita (che il resto della vicenda contribuirà a smontare).
C’è anche un racconto di Hemingway sui pugili suonati (anzi: a dire il vero ce ne sarà sicuramente più di uno). E’ ambientato in Italia nel corso della prima guerra mondiale, è anche possibile che si ispiri ad un fatto vero, Hemingway amava il pugilato, come sappiamo, assieme a tante altre cose e ciononostante finirà per suicidarsi. Esattamente la stessa fine che sceglierà il personaggio della Sandrelli nel film citato poc’anzi.
Anche Bruno Arcari era un pugile, e mica di quelli suonati (fu anche campione del mondo), ma aveva il destino nel nome (fragili arcate sopraccigliari che spesso lo costringevano ad interrompere incontri che avrebbe vinto). Era di Genova, in un tempo nel quale le magliette a strisce si erano da pochissimo tempo appena scolorite, ma certo non avrebbero tardato, in un’occasione come quella odierna, a scendere nuovamente in piazza de’Ferrari per bloccare la città come nel luglio del ’60.
Anche Duilio Loi era un pugile che ne aveva “suonati” parecchi. Forse non “suonò” abbastanza il figlio, però, come ricordano coloro che rammentano come morì l’agente Antonio Marino.
Pugilato e politica. Non so altrove, qui a Torino c’era un legame forte. In una vecchia sezione del Pci c’era una palestra ben avviata (una cosa tipo quella raccontata da Testori e poi da Visconti iin Rocco e i suoi fratelli) dove alcuni compagni (e anche no) andavano a “fare i guanti”. Poi il pugilato passò di moda e la palestra chiuse. Quella palestra. Rimangono aperte quelle per scolpire i bicipiti e la “tartaruga” sullo stomaco, alcuni miei allievi le frequentano o non vedono l’ora di terminare la scuola per tornare a frequentarle. Plasmare i muscoli dev’essere assi più semplice che rendere elastici i neuroni.
Certo che prendere il sindaco d’una città in crisi per mandarlo a tener dritta la barra di un partito alla deriva non mi pare un’idea geniale. C’è il caso che il sindaco, come il vecchio Santiago, approdi alla riva con solo più lo scheletro del pesce.
(Stamattina Hemingway: giornata no).

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