Anch’io come il Presidente. Il mio scade il 31 agosto.
In verità, per me, cambia proprio poco: non posso sciogliere camere che non ci sono, ma mi autoesento dai corsi di aggiornamento, quanto al resto posso continuare a bocciare o promuovere seguendo il mio ghiribizzo, ammettere o no agli esami con altrettanta disinvoltura, risolvere con una tipica espressione grillina chi ti si presenta con un Disturbo Specifico dell’Apprendimento a meno di quattro mesi dallo scrutinio finale, proporre a tutta una serie di allievi delle tre quinte un prudente risparmio sulla tassa d’esame (“è un investimento, non paghi la tassa e ti riscrivi per l’anno prossimo”). Insomma: routine.
In realtà mi dispiace. Non solo perché in ogni classe c’è ancora sempre qualcuno (pochi, pochissimi, sempre meno) col quale fa piacere dialogare, ma persino gli altri, quelli ai quali non frega assolutamente niente, persino loro, in una qualche sera, hanno come un moto di resipiscenza e si rendono conto di quanto sia enorme la distanza che li separa dall’essere cittadini normali. Poi … vabbé, è vero, alzano le spalle, confrontano i loro valori alla borsa di Facebook e ne escono rassicurati.
Mi dispiace per l’abisso nel quale è precipitata l’istruzione per adulti. E a fronte di questa considerazione aumenta la stizza per aver smarrito un libro, un testo di molti anni fa, nel quale l’espressione “istruzione per adulti” non era nemmeno contemplata, però di quello parlava e so che rileggerlo avrebbe fatto bene al mio spirito; vale a dire lo avrebbe stimolato a quella considerazione ormai così consueta: “ma come cazzo abbiamo fatto a dilapidare in così poco tempo un’eredità così?”. Era un Einaudi, serie viola.
Io odio perdere i libri, perché ne ho memoria. Non dico d’aver letto proprio tutto quel che mi sta qui attorno e nell’altra stanza, ma quasi. E mi ricordo copertine, titoli, talvolta persino dove ho segnato un appunto (un po’ come per le canzoni).
L’altro giorno ne cercavo uno che mi ero ricomprato (dopo aver smarrito il primo) e mi ricordo anche dove, e mi ricordo l’edizione (Giunti, cartonato). Niente, non si trova. Che poi non è che mi servisse per chissà quale citazione, mi sarebbe bastato sfogliarlo, leggiucchiare qua e là. Se Snoopy fa questo gesto qua è anche perché non ho trovato quel libro.snoopy-scrittore2

Chissà se trascorso il semestre (bianco: colore facile ma assai poco suggestivo per un quasi daltonico) riuscirò a mettere più ordine nella mia vita. Compito non più facile di quello che sta affrontando l’inquilino del Quirinale, lui che dovrebbe lasciare “tutto in ordine” prima della scadenza. In prospettiva futura, comunque, ora mi ascolto questa e l’ultimo spenga la luce.

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