Tag

Ogni tanto mi prende questo trip: Ricominciare.
Adesso lei non faccia troppo caso al lessico; trip, infatti, non è parola che mi appartiene …, so che qualcuno ancora la usa, la usava, ma io no, non c’ero, mai fatto uso di roba. Day tripper, al massimo, quando ero giovane con un sacco di capelli.
E’ che basta pronunciarlo il verbo: ricominciare, per scontrarsi, duro, con la materiale impossibilità. E nonostante ciò il fascino dell’impossibile, la vertigine del crederci, la rabbia … pugni chiusi e denti stretti, ma non c’è nulla da fare. E la smania aumenta, man mano che scivoli in avanti. La pensione: traguardo amato/odiato, la prova provata e concreta dell’inutilità della vita, del fatto che nulla è reversibile.
Da dove, lei mi chiede. Lei, che si presta, qui, fantasmatica presenza, a questo stupido gioco di memoria che svuota la vita della voglia di vivere.
Lei è un sadico. Lei sa benissimo, per lunga frequentazione, da quale punto ricomincerei. Da quale corsa, prato, pagina scritta, nota musicale, bacio sulle scale … ricomincerei. Lei sa benissimo che su uno qualsiasi di quei momenti io mi fermerei.
Mi fermerei lì, per sempre.
Ma Paganini non ripete e neppure la natura, certo, mai. Questo violino mi disturba, non si può abbassare il volume? Non riesco a capire come si possano amare i violinisti, il loro strumento ha un suono doloroso, l’archetto sembra correre sui nervi dell’ascoltatore, una sega sui tendini … Eppure, magari, anche Chagall, potendo, avrebbe ricominciato da lì, dal lontano villaggio di casupole in legno sul quale s’era alzato in volo sopra i tetti innevati.
Sì, è vero, dell’attualità non m’importa nulla.

Annunci