Non ce ne sarebbe stato bisogno, ma per distinguerlo dall’omonimia con un importante personalità del socialismo italiano i suoi lo chiamavano “il megafono di dio” e, comunque sia, contribuì a farci perdere le elezioni del ’48 (Te se ricordet, Giuan, del ’48; Vi ricordate quel 18 aprile; e sono solo due esempi).
Esempi musicali che dovrebbero esser noti anche alla memoria di Erri de Luca e a quella forse un po’ meno fresca di Dario Fo. Invece entrambi plaudono questo nuovo megafono che, se con dio non ha più nulla a che fare, urla con uno stile sgangherato (appreso forse dai film di Leni Riefenstahl) contenuti sconnessi che (a noi provinciali) riattivano la memoria di Guglielmo Giannini (ma anche un poco quella dell’orwelliano 1984).
Che tutto ciò sia frutto di senilità incombente o, piuttosto, di un mai troppo poco rimpianto estremismo giovanile (parlo dei due citati sopra) lo scopriremo dopo il 24.

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