Piazza piena: difficile equivocare. E se poi anche quell’altro riesce a riempire l’Auditorium e a raccogliere anche le proteste di chi non è riuscito ad entrare, allora significa che il virtuale vantaggio col quale ci si era incamminati è andato perso lungo la strada. D’altra parte …, persino l’ultimo CD dei “Modena” è di una delusione abissale (dev’essere successo come per quella celebre ditta di cioccolatieri torinesi: qualcuno ha rilevato il brand ma il cioccolato non è più lo stesso).
Dici che l’ultimo di McEwan è un ritorno ai livelli di Espiazione: può darsi, a me sembra di una noia infinita. Anche la noia si può scrivere con eleganza, certo, ma va pur detto che a me lui non è mai piaciuto.
E a proposito di scrittori. Che Fulvia non fosse solo un fantasma, noi che amiamo Una questione privata l’abbiamo sempre pensato. Che fosse ancora viva ma assolutamente priva di un sorriso di riconoscenza per Milton, questo non lo sospettavamo, invece. Lui rimane nel ricordo soltanto come si descrisse: quello brutto che metteva Over the rainbow sul giradischi. Peccato.
Piazza piena, come ho detto, giusto il tempo di andarmene prima dell’arrivo del “messia” ma non così velocemente da impedirmi di imbattermi in un ex piccolo burocrate del già glorioso sindacato. Lui è lì per sentire, dice prudentemente, ma appena accenno ad un paio di critiche capisco che la filosofia del “”muoia Sansone con tutti i filistei” che fra poco verrà gridata in piazza gli piace assai.
C’è un po’ di sole ma Superga è coperta, chissà come voterà quel che resta della sinistra torinese.
E a proposito di comici. Alla critica cinematografica di sinistra Totò non piaceva, ma poi “sciolti dal giuramento” iniziarono a ridere e Pasolini gli fece interpretare Uccellacci e uccellini e lui andò in televisione coi calzoni che gli arrivavano sopra le caviglie e fece ridere anche Mina. Va anche detto che ci bastava anche poco per ridere e che le canzoni erano il piatto forte. Ora neppure più a Sanremo contano le canzoni, ché le pochissime decenti vengono lasciate giù dal podio (e non si capisce proprio quale valore aggiunto abbia portato Mauro Pagani). Ma già: questo è il festival di Sanremo, non è mica più il festival della canzone.
Si può iniziare col ricordare gli anni sessanta e poi finire con Schubert (che in fondo amava trascorrere le serate in osteria con gli amici). Buona notte.

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