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Ore 10, appuntamento con la signorina B. all’INCA (una giovane compagna, stando ai poster e ai ritagli di giornale appesi sul muro e sugli armadi metallici) per inoltrare la pratica della pensione. Uno di quegli appuntamenti che ti fa dormire poco, meno del solito comunque, perché la realtà dei numeri non mi appartiene, possiedo altre logiche, altri criteri, è dai tempi delle medie inferiori che coi numeri litighiamo.
E se alla data ultima concessa mi trovo sotto di qualche settimana? Me lo chiedo, ma evito di rispondermi perché anche questa procedura, quella delle domande lasciate aperte, fa parte dei miei criteri: un passo alla volta.
Timbri, firme, fotocopie, invio; timbri, firme, fotocopie, invio. – Quando mi daranno una risposta? – Da aprile in poi; lo scorso anno a qualcuno lo dissero a giugno. Bene.
Esco, c’è un vento freddo che spazza la città e la maschera di un sole timido e piccolo che, si vede lontano un miglio, vorrebbe andare altrove a festeggiare il suo carnevale. Però sono sollevato: un altro passo. Cammino verso l’auto pensando chissà cosa, al fatto che mi sembrava d’aver parcheggiato più vicino, agli scrutini di oggi pomeriggio, al fatto che vorrebbero sospendere quello che non s’è tolto il berretto, al fatto che anche dentro gli uffici dell’INCA CGIL c’è sempre un capo cui rendere conto e che il lavoro a cottimo non è un’esclusiva di chi lavora in linea o dei lavoratori dell’edilizia. Ma sono pensieri leggeri che vengono e vanno, il vento li porta e li mena su e giù come i dannati nel terzo cerchio dantesco.
E’ solo quando giungo nei pressi dell’auto che mi rendo conto che stavo inconsapevolmente canticchiando fin dal momento che m’ero lasciato alle spalle la porta d’ingresso della CGIL.
Questa https://www.youtube.com/watch?v=5DIg3o9E4bI
Speriamo sia foriera.

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