… e la prima cosa che viene alla mente è che si trattava della prima parola e anche il titolo d’una canzone di Tenco, non una delle migliori, e tuttavia ben nota.
In ogni caso “quando” potrò andare al cinema di pomeriggio, oppure alle presentazioni dei libri, o ai giardinetti … Infatti i pensionati vanno ai giardinetti. Nessuno mi chiederà più come, quando e perché ed io poserò il mio sguardo imbecille su nuove inutili cose, rivedendo senza schermo alcuno vecchi film e riascoltando, dentro, vecchissime canzoni.
Oggi presentavano un libro, per esempio. Non che l’autore mi stia simpatico, anzi. Il tipico esempio d’uno che avendo nuotato in acque torbide poi ne uscì come l’uomo di Nazareth dopo l’incontro col Battista. Ma il tema sì, quello m’interessava.
Prima di spegnere il motore finisco la sigaretta e lascio andare la canzone sino in fondo. Sette fratelli sette di pane e miele a chi li do? Da un punto di vista grafico non è una gran bella scritta quella sul muro di fronte alla scuola: Maroni boia. Roba che se uno non sa bene da che parte siamo della città potrebbe interrogarsi con un minimo di perplessità. Tanti anni fa, o anche meno di tanti (è che da queste parti il tempo corre con l’irruenza giovanile di un torrente), più o meno nello stesso posto, la scritta era un’altra. Ora non la ricordo con precisione ma era connotata politicamente in modo assai più preciso. Una di quelle scritte, figlie tardive del decennio precedente, dei cui autori oggi non c’è forse più traccia, andarono a Fiuggi a passare le acque, oppure stanno “in sonno” acquattati sotto altre bandiere.
Il muro non apparteneva alla scuola, ma vi fu chi chiese ufficialmente che i bidelli cancellassero quella scritta, lo stesso che qualche tempo dopo volò dal balcone di casa sua affrettando il destino che attende ciascuno.
26 anni nella stessa scuola e due suicidi, più qualche altro caso di “pazzia” (che sarebbe anche il titolo di una vecchissima canzone di Antoine, sempre spalleggiato nelle versioni in italiano da Herbert Pagani). Antoine, quello che scrisse anche L’alienazione, tanto per rimanere in tema (o quasi).
Ecco, una cosa che mi piaceva moltissimo erano le camicie a fiori. Brutte eh! Va detto ch’erano bruttissime, viste con gli occhi di oggi, persino peggio dei pantaloni a zampa d’elefante (o quelli bicolori “lanciati da Celentano). Però io avevo un paio di jeans color ciclamino: splendidi e mi annodavo un foulard, come Battisti, rubato a mia madre.
La canzone è finita, la sigaretta pure ed anche il quadrimestre: devo interrogare.

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