Il tempo che passa non fa alcun rumore, ma si manifesta, talvolta, in folgoranti epifanie: frammenti di vita, quasi sempre dotati di colonna musicale. Si fa fatica ad uscirne fuori. In quanto essenza del suono è il Tempo e non ci sarebbe musica senza notazione. E tuttavia esiste un’evidenza ancora più concreta del tempo che passa, di quello perduto, e sta nei giornali che si accumulano sulla scrivania. Ogni tanto li riapri, torni a sfogliarli e ti è subito ancora chiaro perché sono lì, perché non li hai gettati il giorno dopo quando la loro validità era già più che scaduta. Infatti, gran parte di ciò che leggiamo sui quotidiani è già poco attuale nel momento dell’acquisto. Gran parte, qualcosina rimane ed allora la appoggi lì, con un gesto che mima le parole con le quali concludi una telefonata dicendo: Ok, ci risentiamo. E forse accadrà, forse accade, ma il tempo, intanto, scorre, si accumula dietro le spalle, aggrava uno zaino già pesante, mentre tu, memore di Orfeo, vorresti non voltarti mai. Impossibile. Quante volte è già morta Euridice?

Annunci