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Non c’è davvero un buon motivo che giustifichi il mantenimento del titolo del libro scritto da Veltroni nell’ultimo film di Susanna Nicchiarelli, e tuttavia il film non è neanche brutto, se diamo per scontato che la recitazione di Margherita Buy è esattamente la stessa che abbiamo visto in tutte le altre sue interpretazioni.
Da quel testo Nicchiarelli taglia parecchio ed integra qualcosa, inserendo la cosa più felice del film che, a mio avviso, è costituita dal ruolo e dall’interpretazione di Rubini (ma anche la Sastri è pienamente nella parte; come già lo era stata in Segreti segreti, perché se andiamo a rovistare nella nebulosa della memoria è un viso più o meno come il suo quello che potremmo ridisegnare).
Ma non ho intenzione di soffermarmi su tutti gli “sconvolgimenti” che la Nicchiarelli opera rispetto al testo di Veltroni, mi preme soltanto rilevare una coincidenza. Il tema del terrorismo è forse addirittura più centrale nel film di quanto lo sia nel libro; a causa dell’età, Veltroni descrive quel fenomeno con occhi infantili e impauriti, quelli che non ebbe (che non aveva più) all’epoca dei fatti, e soprattutto alla luce di un’esperienza politica che ormai tendeva ad accantonarne l’indagine sulle origini e sugli sviluppi. Caterina, invece, ci risparmia la pagina sugli scontri, preferendo concentrarsi sul tema della “perdita”, anche se, a mio avviso, la realizzazione filmica rende assolutamente poco credibile ciò che nel libro poteva apparire ancora plausibile, e cioè la possibilità di comunicare telefonicamente col tempo passato.
Non so, credo che se il film l’avesse realizzato la Archibugi (per esempio), non ci saremmo persi il tema dei rapporti fra Lorenzo e la sorella e neppure la scoperta dell’alba.
Nel frattempo muore Prospero Gallinari.

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