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Per via indiretta, poiché a quell’ora stavo svolgendo il mio lavoro di insegnante presso una scuola statale, sono venuto a sapere che, buon ultimo, anche l’ex premier Berlusconi, in occasione della sua grande rentrée televisiva alla corte di Michele Santoro, ha manifestato verso le scuole serali una sorta di disprezzo non meglio giustificato.
E’ comprensibile che, nel molto spazio che gli è stato concesso e fra le molte affermazioni che non gli sono state contestate, questa battuta sulle scuole serali sia passata quasi inosservata, d’altro canto avevamo già avuto modo di conoscere in quale infima considerazione Berlusconi e i suoi ministri tenessero (e tengano) la scuola pubblica tutta. In un così scarso credito che sta determinando, per via legislativa avviata ai tempi dell’ex premier, l’attuale agonia e la già prevista morte delle scuole serali (giugno 2015).
Le scuole serali rappresentano ancora oggi un indispensabile strumento di mobilità sociale, un ruolo che già svolsero in modo eccellente negli ultimi decenni del secolo scorso, pur fra mille difficoltà, sacrifici e incomprensioni (come ben ci ricordano le dichiarazioni raccolte in un non mai dimenticato testo pubblicato dalla casa editrice Einaudi nella serie viola, con un’introduzione di Vittorio Foa: I lavoratori studenti. Testimonianze raccolte a Torino).
Certo: parliamo di un’epoca imparagonabile con l’attuale. Anche oggi, tuttavia, non è venuta meno la richiesta di istruzione per gli adulti; si è diversificata: spesso gli utenti sono un po’ più giovani di quelli del passato ed hanno avuto con la scuola tradizionale un rapporto, diciamo così, conflittuale; spesso, molto spesso, alcuni di loro non sono neppure nati in Italia e, pur avendo talvolta dei titoli di studio, hanno la necessità di riconvertirlo o di ricominciare daccapo per potersi inserire non marginalmente nel nostro mercato del lavoro. Accogliere, rimotivare, rimodulare insieme un percorso formativo, e infine giungere al conseguimento di un diploma: a tutto ciò, e quasi sempre per un’utenza in condizioni di svantaggio economico e sociale, si dedicano gli insegnanti dei corsi serali della scuola di stato. Con buona pace dell’ex premier e del silente Santoro.

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