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Da un lato, il fascino degli indizi sparsi. Interessante, se si trattasse di ricostruire una biografia, un percorso intellettuale di qualcuno a cui intitolare una ricerca: non è questo il caso.
Dall’altro lato il caos, ch’è lo specchio del Tempo.
Dominare il caos, d’altra parte, è sempre stata una prerogativa. Un controllo puramente virtuale, mentale, non so come dire. Non ho mai posseduto (a lungo) archivi, dossier; anche la catalogazione dei libri, dei dischi, delle diapositive …, dopo un po’ si interrompe per esaurimento del soggetto, oppure procede faticosamente a strattoni trimestrali, quadrimestrali, annuali, sempre meno convinti.
Ciò nonostante, ho quasi sempre ritrovato a colpo sicuro un libro, una musica, un’idea, un nome.
Non era difficile, lo ammetto; quando tutto il bosco cresce attorno ad una vecchia quercia sembra possibile saltare di ramo in ramo senza mai perdere la strada. Nella realtà, però, non ci sono mongolfiere alla fine della storia e, soprattutto, è la vecchia quercia che prima o poi schianta rendendo vano il bosco attorno a sé che mano a mano dirada, dirada, fino a dissolversi. E l’immanenza del Caos appare in tutta la sua tragica limpidezza.
Una mongolfiera in realtà c’è. Sta in piazza dell’Arsenale e ogni tanto la puoi vedere alta nel cielo azzurro (quand’è azzurro) di questa città giovanilmente smemorata o precocemente intristita come un pensionato senza certezza della pensione. La si osserva bene da questa parte bassa della città, quella non ancora oscurata dall’ombra incombente del futuristico grattacielo. Costruire un grattacielo in uno spazio ove si lottò lungamente e invano per l’eguaglianza sociale è come tornare alle torri di San Gimignano, alle feritoie, alle scale retrattili da piano a piano, all’idea dell’incendio e dell’assedio (però con un tablet, uno smartphone, un i-phone fra le dita). Ci sarà da ridere.
A parte la cazzata dei Maya, ma quando verrà la fine del mondo quale musica suoneranno le trombe del Giudizio? L’ultimo concerto in diretta proporrà musica tonale o atonale? Dodecafonica? Dovrebbe piacere (o dispiacere) un po’ a tutti, non mi pare sia affatto semplice mettere d’accordo sei sette miliardi di persone. Bè, per uno che ascolta volentieri un sacco di musica, non mi pare una curiosità strana.
Strana (è) la vita, che poi sarebbe il titolo d’un filmetto italiano anni ’80, quando eravamo scesi parecchio in basso nella produzione cinematografica. Che poi, però, avendo esordito con Berlinguer ti voglio bene e avendo anche girato (fra gli altri) Segreti segreti, Bertolucci a me piaceva, in certi casi persino più del fratello.
Anche se poi, in fondo, la felicità sta in uno sguardo.
felicità
Tiriamoci su le maniche, va’, l’anno è già iniziato.

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