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“Luogo di incontro per gli amanti della buona scrittura”, con queste parole si presenta, nella sua home page, la casa editrice Sottosopra. “Unico requisito” aggiungono i responsabili “scrivere con il cuore”.
Che la frequentazione e la conoscenza di un buon italiano scritto non siano, invece, un prerequisito e neppure una dimenticanza nella home page medesima, è dimostrato dalla lettura di alcune pagine dell’ultimo libro pubblicato: Sette racconti per sette sere – Scrittori a Lucento.
Alcuni esempi a titolo esemplificativo. “il suo ultimo saluto (…) era rivolto a Sarah ma, la sua stanza era vuota.”; “Stava per salutare quando si ricorda di una cosa.”; “Profumava ancora di Chanel, la flagranza che preferiva”; “E’ tutto apposto”. “Una donna ha visto da lontano la scena e, immediatamente, si precipitò per soccorrerla”.
Esempi tratti da un solo racconto, ma anche nelle pagine di chi ha già alle spalle una “carriera” letteraria non mancano alcune perle. Che dire per esempio de “i travi del soffitto”, o del “crepitare” riferito alla fiammella di una candela? O ancora: (mentre Torino è bombardata dagli Alleati) “il Borgo di Lucento (…) limpido palco (…) da cui assistere agli epigoni della battaglia”. O di questo caleidoscopio: “L’agonia crudele del conflitto si accaniva rosseggiando livida e roboante”. Mah!
Ma veniamo al resto. Nella presentazione del volume si confida che “chi leggerà questo libro, possa farlo ritrovando angoli di Lucento,”. In verità, i racconti nei quali la presenza del quartiere non appare strumentale (e perciò assai generica, inessenziale, superflua ai fini di chi voglia conoscere “le tante storie vissute fra le strade e le mura di questo ‘paesone’ Lucento”) sono soltanto tre su sette. Due di questi: “Mercoledì 19 giugno …” (il migliore dell’intera raccolta, anche per la capacità di rievocare, con brillantezza e delicata nostalgia, un momento reale della vita del quartiere e di alcuni suoi abitanti) e “Ricordi”, appaiono però come documenti, pagine di diario, testimonianze in prima persona a cui poco sarebbe mancato (soprattutto al primo dei due) per divenire un racconto vero e proprio. Del racconto a due mani intitolato L’Or ‘D Lusent, invece, il meno che si possa dire è che appare inverosimile sin dalla premessa. Che quattro ragazzini, fra i quattordici e i diciassette anni, siano in grado di portar via cinque pesanti bauli da due autovetture cariche di tedeschi e scortate da sei motociclisti, mentre due caccia alleati mitragliano dall’alto “tutto quel che si muove lungo la strada”, è cosa che non fa neanche sorridere: è ridicola. Poiché“scrivere con il cuore” è, certamente, una buona premessa, non va dimenticata la razionalità, però.
Bene. Storie come queste aspirano ad andare “al di là del tempo”, a sfidare “la caducità” del medesimo “e il suo inesorabile avanzare”; vogliono fissare un’immagine “eterna” poiché, vien scritto: “solo un quadro o un romanzo” (chissà perché non anche la musica?) “possono fermare davvero le emozioni rendendole immortali”.
Noi, assai più consapevoli del potere non illimitato della memoria, richiudiamo il libro consegnandolo alla raccolta differenziata di Cartesio.

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