Le maestre
la figlia del dottore è una maestrina
17, sabato
Ma ce n’è un’altra che mi piace pure: la maestrina della prima inferiore numero 3, quella giovane col viso color di rosa, che ha due belle pozzette nelle guancie, e porta una gran penna rossa sul cappellino e una crocetta di vetro giallo appesa al collo. È sempre allegra, tien la classe allegra, sorride sempre, grida sempre con la sua voce argentina che par che canti, picchiando la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per impor silenzio; poi quando escono, corre come una bambina dietro all’uno e all’altro, per rimetterli in fila; e a questo tira su il bavero, a quell’altro abbottona il cappotto perché non infreddino, li segue fin nella strada perché non s’accapiglino, supplica i parenti che non li castighino a casa, porta delle pastiglie a quei che han la tosse, impresta il suo manicotto a quelli che han freddo; ed è tormentata continuamente dai più piccoli che le fanno carezze e le chiedon dei baci tirandola pel velo e per la mantiglia; ma essa li lascia fare e li bacia tutti, ridendo, e ogni giorno ritorna a casa arruffata e sgolata, tutta ansante e tutta contenta, con le sue belle pozzette e la sua penna rossa. È anche maestra di disegno delle ragazze, e mantiene col proprio lavoro sua madre e suo fratello
.

Ricordo d’aver letto Ventimila leghe sotto i mari, L’isola del tesoro, I tre moschettieri, Incompreso, Pattini d’argento, Il piccolo lord, Ivanhoe, Riccardo cuor di leone … e Moby Dick in edizione (troppo) ridotta. Appena più tardi lessi Il vecchio e il mare e Cuore; ricordo anche I miserabili, ma non credo d’averlo finito mai. Non mi piacquero tutti allo stesso modo ma li amai, i miei primi libri.
Dopo tanti anni (e un certo numero d’altri testi, fra i quali un Moby Dick questa volta integrale che non mi riuscì di concludere) lessi ancora: Rosso un Cuore in petto c’è fiorito (comperavamo parecchi libri Savelli a quell’epoca) e, solo sulla scorta di questo, anche il saggio di Eco: Elogio di Franti, che pure era stato scritto prima (direi ai tempi della Fenomenologia di Mike Bongiorno). Ora non sarei pronto a giurarlo, ma son quasi convinto che anche nel libro di Gino e Michele venga menzionata la “maestrina”, inspiegabile, altrimenti, ricordarne la figura a distanza di così tanti anni dal primo (e, tutto sommato, breve incontro). Altro spessore psicologico avevano lo scrivano, il romagnolo scavezzacollo, o la vedetta lombarda, per dire.

Anche se i cappellini con l’ala della fifa (come direbbe Pascoli, che aveva assai più competenza di De Amicis in ornitologia) non s’usano più, ogni tanto m’imbatto ancora nelle maestrine dalla penna rossa. Ora la penna la tengon fra le mani. E correggono; certi segnacci rossi da far rabbrividire.
Abituate da anni ai dibattiti nel Collegio docenti, esse introducono con prudenza le loro argomentazioni. Per esempio esordiscono dicendo: io non so il russo, ma questo libro di Tolstoi è tradotto male, per poi far scivolar là con nonchalance: a parte il fatto che questo Tolstoi non è poi gran cosa.
Le maestrine dalla penna rossa … Se l’avessero, forse presterebbero ancora il loro manicotto a chi ha freddo, forse hanno ancora le pozzette sulle guancie e tornano a casa arruffate, sgolate ed ansanti. A differenza della loro capostipite, però, non sono affatto contente. Lo dicono in rete e in tanti altri posti. Come dar loro torto: in questi ultimi decenni è sicuramente aumentato il numero degli Stardi e diminuito, di gran lunga, nella scuola pubblica, quello degli Enrico Bottini, anzi: dei Derossi. (La cura per la scuola pubblica da parte dello Stato, invece, è rimasta pressoché la stessa). E tuttavia, lasciamo perdere la maestrina della penna rossa ch’era una donna (e basterebbe leggere Il paese delle vocali della Pariani per ricordare in qual conto era tenute allora le maestre), ma neppure il maestro Perboni si sarebbe azzardato a fare osservazione al padre del muratorino sulla messa a piombo di un muro, senza prima informarsi. Anche perché il padre del muratorino non era al suo primo muro, come forse sospettava la maestrina dalla penna rossa, ingannata anch’essa da una presunta obliquità, quell’uomo aveva alle spalle tanti di quei muri che messi in fila eguagliavano la Muraglia cinese.
Quell’uomo insegnava a costruire muri.
Il maestro Perboni, allora, s’interrogò.

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