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Ho sognato che stavo sognando e il contenuto di questo sogno al quadrato non mi piaceva, ragion per cui mi sono svegliato. Non ero stanco, ma la prima impressione fu quella d’aver dormito per non più di cinque minuti, invece erano cinque ore. Ora comincio da capo.
Ho spento presto il pc e ho acceso la tele. Su rai premium era appena cominciata una puntata di una delle migliori cose che, a mio giudizio di telespettatore ostile a prescindere, siano passate in tv in questi ultimi anni: quella fiction interpretata dalla sorella di una ex presidente della Camera dei deputati. Non avevo mai visto quell’episodio, perciò me lo sono guardato con piacere e poi sono andato a letto. Era già oggi: 1,15 – 1,30 più o meno. Mi sono spogliato al freddo (non al freddo di quando si metteva lo scaldaletto sotto la coperta, no; un freddo da termosifoni al minimo tanto per giustificare sia le rate del riscaldamento che il favoloso piumone di produzione, mi pare, altoatesina) e mi son tuffato sotto il medesimo, accanto alla mia compagna che già dormiva da un paio d’ore. In genere mi accosto per rubarle un po’ di calore e mi metto a leggere, così ho fatto anche ieri sera.
Il librone che ho sul comodino in questi giorni racconta una vecchia storia, una storia che prende l’avvio dal 9 novembre 1989 (e a volte scivola anche molto all’indietro) per arrivare, credo, ai giorni nostri. Una storia che se fosse romanzata avrebbe forse qualche probabilità d’essere avvincente, invece è una cronaca noiosa seppure ben scritta, della quale, oltretutto, già conosco la fine. Comunque: 5 o 10 pagine, a seconda delle sere, e poi spengo.
Ed è lì che, ad un certo punto, mi son ritrovato nel sogno. La primissima cosa che ho messo a fuoco è stato un ricordo sonoro: Matteo Renzi ha vinto le primarie. L’ho detto io alla mia compagna dormiente prima di addormentarmi? L’ha detto lei a me mentre mi rannicchiavo al suo fianco? Era una voce, diciamo così, fuori campo? Non lo so. D’altra parte non ho fatto in tempo a preoccuparmene più di tanto, poiché la scena era già molto più avanti. Non solo Matteo Renzi aveva vinto le primarie, ma ora si trovava a casa nostra, in cucina, senza nessun supporter, con un paio di telefonini e in maniche di camicia in piena tranquillità. Ma v’ingannerei se dicessi che questa è la cosa più stupefacente, poiché il fatto più strabiliante era l’uovo fritto che la mia compagna, forte della sua consueta squisita ospitalità e nella sua costante ricerca dei famosi 15 minuti warholiani, gli aveva appena spiattellato davanti.
Ora: di solito, a casa mia l’uovo fritto me lo faccio. Intanto perché bisogna usare il burro, ingrediente che la mia compagna tiene vittoriosamente a distanza come santa Teresa le tentazioni, e poi perché l’uovo deve cuocere fintanto che il bordo attorno inizia leggermente a scurirsi, assumendo quel colore marroncino che da l’idea dell’avvenuto assorbimento del burro di cui sopra (infatti la padella deve rimanere asciutta), negli ultimi minuti di cottura ci devi poi buttare sopra una fetta di speck o di prosciutto cotto, il tempo che si incartapecorisca appena.
Stavolta, invece, l’uovo l’aveva cucinato lei, un uovo in camicia perfetto, senza prosciutto ma col bordino. E lì mi sono svegliato.
Di lì a poco, la mia compagna ha cominciato a rigirarsi come una cotoletta sulla brace ed io stavo incominciando ad incazzarmi: cosa cazzo ti rigiri alle due di notte, che non riesco più a riprender sonno! Ma dopo aver controllato un paio di volte la sveglietta, finalmente s’è alzata. Ciò nonostante il sogno m’aveva turbato, non riuscivo a riaddormentarmi e sentivo che lei stava preparando il tavolo per la colazione, accendeva la radio, alzava le persiane … Allora mi sono alzato anch’io e, con mio grande stupore, ho scoperto ch’erano già quasi le sette, altro che cinque minuti!
Son tornato a letto ed ho puntualizzato fra me e me alcune questioni. Se io o la mia compagna votassimo per Renzi, immagino che ciò sarebbe causa di separazione, come in effetti avvenne in alcune famiglie di compagni, anche “importanti”, ai tempi delle due mozioni sul SI e il No dopo la Bolognina. Ragion per cui ho realizzato che Renzi stava là per caso (nel sogno), ma con una valenza simbolica non da poco. Allo stesso modo ci stava l’uovo fritto, che non essendo il mio piatto preferito sostituiva, diciamo così, il baccalà.
Va bè, il resto ha poca importanza. Nel caso, comunque, qualcuno avesse numeri buoni da giocare al lotto, io stavolta ci proverei. (E non fate come quel personaggio della commedia di Eduardo: il sogno è mio, sia chiaro).

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