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Mentre scorrono le sequenze finali, poco prima che la cavalleria spari sui manifestanti che stanno avanzando, dapprima disordinatamente e poi con un movimento che ricorda pudicamente il quadro di Pellizza, sovrastano la folla i cartelli con su scritto: vogliamo le 13 ore.
Perché così stavano le cose allora: scendere dalle 14 a 13 ore di lavoro sembrava (ed era) un gran risultato. Un risultato che costava un certo numero di morti (oltre ai feriti e agli invalidi). Nella fattispecie muore Omero e il fratellino più giovane ne prenderà il posto in fabbrica. Farà la fine di Malpelo o di Metello? Ai posteri …
Ai posteri. Per modo di dire, se consideriamo che, quanto all’argomento, il film successivo sarà quello con Lulù Massa, significa che in mezzo c’è un bel buco d’informazione.
Nel frattempo, in un finale concitato, la Carrà si scaglia su Mastroianni/Sinigaglia, il fidanzato della Carrà sembra voler disertare, Sinigaglia va in galera (ma lo manderemo a Montecitorio) e Raoul va clandestino in Svizzera: Addio Lugano bella o dolce terra
Oggi qualcuno che mi conosce da poco ha detto: tu devi avere delle radici anarchiche (e mica stavo cantando, parcheggiavo l’auto!)
Noi invece saliremo da 18 a 24. Devo dire che la cosa mi lascia abbastanza indifferente.
Se non altro perché vedrò la cosa da pensionato, appoggiato ai cavalli di Frisia, scuotendo il capo e pronunciando l’inevitabile formula che accompagna il ruolo: si stava meglio quando si stava peggio.
Sì, sì. Se non fosse che il farlo richiederebbe la levataccia ad un’ora antelucana, alla quale non sono più abituato da quarant’anni, io già mi vedo, dal prossimo anno, accompagnare i nipotini all’asilo.
D’altra parte è destino che noi si muoia, anche i corsi serali sono un retaggio degli anni ’70 (mai troppo esecrati) e quindi: fuori dalle palle. Voto unanime. Destra, centro, e centro mancino. Scusi, ma … e la sinistra? Ah! Bè, ma Sinigaglia è morto, mica sta più in Parlamento!
Una prece.
Mi dispiace, però. Perché ogni anno c’è sempre un qualche allievo interessante. C’è sempre qualcuno, alla fine, che a parole o in altro modo dice un grazie che vale più della quattordicesima e degli eventuali 15 giorni di vacanze in più.
Quanto ai colleghi … Forse è un beneficio culturale non essere più costretti a leggere gli zoppicanti versi di un Parini in miniatura che celebra il suo ventennale, sul tavolo della sala docenti. Se, all’alba del 2013, il livello di quelli che vengon considerati culturalmente attrezzati è questo, quello di un Parini a cui La caduta ha procurato danni più gravi di quelli denunciati nella celebre ode, posso anche andarmene senza rimpianti.
A parte i soliti due o tre.

*Secondo me è meglio se fai l’aggiornamento del titolo, Mauro.

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