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Il film non assomiglia al libro e questo non è neanche un difetto, a dire il vero, perché nel testo di Lodoli c’era qualche bella pagina, qualche illuminazione, qualche guizzo, ma del resto sembrava un compito portato avanti con qualche fatica. Sì, perché fatica e noia sono ormai sedute quotidianamente in fondo alla classe, dal primo suono della campanella al momento in cui, come scriveva De Amicis, entra il bidello per dare il finis. Scamarcio prigioniero della sua bellezza. Anche Delon, ai suoi tempi, pare fosse un tombeur de femme, ma certo non gli costruivano attorno un film soltanto su questa qualità. Anche lui, Delon, in quel film girato a Rimini aveva una storia con una sua studentessa, ma era tutta un’altra storia, un’altra trama, perché non erano ancora di moda le insegnanti-crocerossine. Perché poi bisogna decidersi: o si fa un film sulla scuola (da Berlinguer a Profumo) dove ti paghi le fotocopie, non funzionano i proiettori e manca la carta igienica, o si fa un film sulle mediocri e solitarie vite degli insegnanti, oppure si riprende il vecchio filone ex cattedra condito di battute stupide o geniali inaugurato da Starnone. Tutto insieme diventa complicato, viene fuori una specie di tesina pre colloquio di maturità, di quelle che ben conosciamo.
No, certo, poi ci sono anche i momenti esaltanti. Ciascuno di noi ha un Antal sui propri scaffali ed è più che probabile che, anche a distanza di anni, qualcuno ricordi il nostro cavallo di battaglia: quella lezione su Classicismo e Romanticismo che tanto li affascinò e che oggi, invece, mentre buttiamo i libri dalla finestra emulando Pepe Carvalho che li brucia nel camino, non sapremmo più ripetere con lo stesso entusiasmo.
Una preghiera ai prossimi registi di film scolastici: Basta Leopardi. Lo si legge, lo si legge ancora, ma ogni tanto leggiamo anche Calvino e Fenoglio e persino Lodoli e Paolo Nori.
Che poi – ne ho avuto conferma ad un incontro di Torino spiritualità – i libri di Paolo Nori sono fatti per essere letti da lui, recitati, raccontati. Sono la moderna propaggine di quell’antica prassi che riuniva nella semioscurità serale della stalla grandi e piccini. Filò era detto. Infatti l’altra sera, in teatro, c’erano anche le Mondine di Novi a cantare cose come questa:

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