Fa caldo. Fa caldo e c’è la crisi. Torino appare deserta, ma nell’ombra delle piante da giardino boccheggiano i vecchi accanto alle loro badanti, i poveri e anche noi. Gli altri stanno nei foyer dei centri commerciali.
Ci sarebbero, caldo e crisi, anche se avessimo casa a Montmartre? Bah!
Meglio una mansarda con vista su Au Lapin Agile o le due stanze ove abitavano i fratelli VanGogh? Oh! C’est la meme, purché sia Art Nouveau …
Il Sacrè Coeur è una schifezza (ma, in fondo, anche Superga … non è questa gran cosa), va giusto bene guardarlo da lontano. Bisognerebbe farlo saltare …; ma allora si dovrebbero raschiarne via le tracce anche dai quadri di Utrillo, Pissarro e chissà quanti altri. No.
Sarei pronto a scommettere che anche a Scott McKenzie piaceva Montmartre, pure quando intonava: “If you’re going to San Francisco …” e l’anno dopo, sempre in questa stagione, ci fu la Primavera di Praga: “Que venez-vous faire ici, camarade?” cantava Jean Ferrat (un altro che ci ha lasciati soli e più sordi).
– Se tu avessi detto ricostruirlo …, ridurne l’imponenza …, farlo saltare, invece, non è il tuo linguaggio solito, profuma d’anarchia: ni Dieu ni maitre …
In effetti, appena rientrato a Torino, aveva cercato su YouTube le sequenze de La banda Bonnot, versione originale con sottotitoli in spagnolo e di seguito s’era andato a rileggere In ogni caso nessun rimorso. Cacucci: bravo anche nell’invenzione.
Il 15 musica alla Église de la Madeleine. Musica sacra, è ovvio, nulla di che, persino Puccini che … mah! Ed anche Caccini (o presunto tale, ha detto il prete che presentava il programma) sulla cui devozione mariana … boh! Nell’elenco dei compositori non mancava però Gabriel Fauré che qui fu per anni alla tastiera dello stesso organo che ancora c’è.
E’ entrato pochi attimi prima dell’inizio, percorrendo la navata col passo lento e marziale che apprese probabilmente in Indocina (prima di Dien Bien Phu, naturalmente, ché dopo fecero le valige). Portamento altero ed eleganza sobria, quasi avesse appena smesso i panni del parà rientrato dall’Algeria. D’altra parte, diciamocelo, che tipo di ideologie possono vantare quelli che vanno ad ascoltare una serie di Ave Maria cantate nel pieno centro di Parigi? A parte i turisti. Bè, non tutti.
Le mani grandi, da meccanico d’auto, e una certa trascuratezza nell’abbigliamento mi hanno fatto pensare che l’uomo che mi sedeva dirimpetto, dall’altra parte della navata, fosse uscito da pochi mesi da Billancourt, in tempo per la pensione. Questo solo nell’ipotesi – fantastorica – che Renault-Billancourt sia ancora viva, attiva e pulsante di lotta di classe.
Douce France! Nonostante l’indubbio fascino della capitale, anche qui, come da noi, si fa fatica a rintracciare i volti di coloro che parteciparono al Maggio; forse, come da noi, sono andati tutti in vacanza e allora può bastare un profilo dai tratti indubbiamente proletari per ricordarsi il nome di quella cantante …, come si chiama? Quella che mise in musica anche le parole del Maggio di De Andrè … Ogni volta che vado all’estero c’è sempre un compositore o un musicista di cui non ricordo più il nome.
Intanto organista e soprano concedono il bis: non poteva che essere Schubert. Te l’ho già raccontato che, quando frequentavo le elementari, ogni mattina prima di iniziare le lezioni, il direttore ci faceva ascoltare l’Ave Maria di Schubert?
Sì, mi pare di sì. Scuola laica eh! pubblica … Ave Maria di Schubert. Mah! Magari alla fine è tornata utile per farmi amare la musica. Potrebbe essere il primo capitolo dell’autobiografia, sempre che non si voglia tener conto del fatto che, in sei anni più nove mesi, chissà quanta ne avevo già assimilata. Certo: contano anche i nove mesi, che ti credi?
La cosa assurda è che tutti si affollano davanti alla Gioconda con le macchinette in mano. E tutti lì a cliccare …, sì anch’io. Mentre nella stanza adiacente, di fronte al Concerto di Giorgione non c’è nessuno. Dico Giorgione eh! Un intellettuale della pittura, mica un “anche pittore” come Leonardo! Vanno al Louvre come andrebbero a Les Halles: stessa frenesia del consumo, variano soltanto i prezzi. E allora vai col flash!
E’ splendida l’Orangerie anche se Monet non mi appassiona; ma è di fronte alla maestosa luminosità del d’Orsay che persino il Beaubourg appare vecchio.
Va bene che anche noi non eravamo più quelli di 25 anni fa.

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