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Uno dei regali più belli che la vita può fare è l’innamoramento; forse l’unico, vero, regalo. Bisognerebbe viverne un sacco di quei momenti, anche se poi, da due in su, non si può non pensare che da essi andranno detratte le ustioni del disamore, per le quali non c’è olio extravergine che possa lenire.
Postata una mia fotografia di classe che risale alla terza media. Ero in giacca e cravatta, capelli ancora corti. Perfetto per l’epoca, direi. Meno adeguata, risibile anzi, mi pare quella mezza dozzina di compagni in pantaloncini corti e calzettoni. Erano i tempi di Petula Clark: Tutti quelli che hanno un cuor, di Adamo: La notte, di Richard Antony … Ma cosa sto qui a elencare, adesso? Erano un bel mucchio di evergreen nel mio cuore che continuavano a girare assieme alle automobiline dell’autoscontro, per un mese almeno, nel prato davanti alla scuola.
Oggi c’è un segno di degrado culturale persino nell’abbigliamento. La vetta dello squallore sta in quella sorta di pantalone informe che scende fin sotto il ginocchio, in abbinamento con ciabatte da mare o da scarpe da trekking, di preferenza nere e con i lacci allentati. Per parte loro le donne oscillano fra un abbigliamento da strafiga (che è poi spesso l’unica qualità osservabile) e orrende canottiere che trattengono a malapena forme ormai irrimediabilmente scomposte. Resistono ancora, e sono l’arcobaleno dopo il temporale, reminiscenze di cotone indiano a colori pastello. Non usa più il patchouli, ma l’olfatto ancora percepisce, talvolta, essenze di gelsomino. In una delle piazze più classiche della movida torinese, l’altra sera, nel corso del malinconico addio alla 5B, ho notato che ancora ci sono le niñas en minifalda (come canta Ismael Serrano), ma si tratta, appunto, di abbigliamento di circostanza, nulla a che vedere coi tempi dei pantalones de campana.

Era anche l’epoca dei musicarelli. Morandi ne fece quasi uno per canzone, quasi sempre come figlio di Gino Bramieri e nipote di Pisu, innamorato della Efrikian, a sua volta figlia di Nino Taranto. La trama era inessenziale, ripetitiva; fotoromanzi in musica che rendevano bene, probabilmente. Anche quello che segue sembra un musicarello, ma la canzone è magnifica e, nonostante fosse il ’68, di Serrat seppi qualcosa solo dopo la morte di Franco.

Era il nostro momento migliore

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