… perché, in fondo, non c’è nulla di più ripetitivo.

A proposito: “quella di Lettere mi ha detto che i puntini di sospensione vanno bene su Facebook, ma in un tema non si usano. Io le ho risposto che su Facebook non ci vado quasi mai, che mi ero ispirato a Fabio Volo …”. Peggio mi sento, deve aver detto fra sé la mia collega.
Collega coetanea, brava, nel senso che non mi pare abbia voluto mettere in particolare difficoltà nessuno, però … va bè, c’è questa discordanza su Svevo e decadentismo. Lo so anch’io: Salinari, Binni …, (eravamo a Palazzo Nuovo negli stessi anni, no?) ma De Castris, per esempio, dice Svevo, Pirandello e D’Annunzio.
Già, D’Annunzio. L’ha chiesto un sacco di volte e, in fondo, eran due righe del programma. E’ che loro si prestavano, con quei fisici da cantiere che paiono far saltare da un momento all’altro i bottoni della camicia, rigorosamente a maniche lunghe per nascondere i tatuaggi. E nessuno di loro che abbia ribaltato la questione: “Sì, ok, D’Annunzio, però a noi il prof ci ha fatto una testa così con la cocotte, con la Felicita e con la cuoca “fresca come una prugna”.
Eh! Lo so, agli esami non si osa.
Perché l’unica che ha osato uscire un po’ dai canoni, il suo trenta se l’è meritato e preso comunque, credo, ma non deve essere piaciuta troppo (non a tutti), qualcuno che mi stava seduto vicino ha letto un labiale che non era un elogio.
E’ un po’ difficile, lo capisco, uscire dalla corazza dell’insegnante, al di là delle piccinerie che pure ci sono (il tuo insegnante non sa, io …, io ne so di più), ci sei talmente abituato a star lì dentro anche se malamente protetto dalla generale disistima (e di questi tempi son mazzate crescenti come ai tempi di Ivanhoe e di Front-de-Boeuf), che neppure agli esami è facile sfilarsela di dosso.
Poi anche gli esami ad una classe di adulti non sono proprio la stessa cosa che faresti in una classe che ti sei ritrovato di fronte durante l’anno. Sotto i tatuaggi, dietro a Fabio Volo o a Giobbe Covatta (che arrivano sempre prima di Joyce, Pirandello e Fenoglio, cazzo) ci sono gli stessi sogni dei diciottenni, ma in più bimbi che piangono di notte, mogli che fremono per la spesa del sabato, ragionieri che ti negano permessi, voglia di rivincita … Che non è, non per tutti almeno, come diceva quello là “spezzare le catene”, ma insomma … ci siamo vicini.
Arrivederci ragazzi, il viaggio prosegue.

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