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Qui dentro ci mettiamo: Testori (per via che in quello straordinario racconto che è la prima versione de Il dio di Roserio erano citate alcune società ciclistiche di dilettanti); la Resistenza per via di quella bomba Breda e di Uomini e no (Enne 2 e gli altri si muovevano per Milano anche in bicicletta); poi aggiungiamo il Tour de France che inizia domani (e io continuerò a tifare Basso perché – al solito – sto coi perdenti); la Milano di Bianciardi, Jannacci, Beppe Viola e del duo Gaber Maria Monti (quando il cantautore non s’era ancora messo in testa di fare il profeta); la Lombardia di Ivan Della Mea: Te se ricordet Giuan de me fradel (lapide funeraria sugli ideali della Resistenza). Qui dentro sta per entrare anche Umberto Simonetta con Tirar mattina e il Trani a go-go affidato all’interpretazione del cantautore già ricordato. A ruota segue Jannacci: El me indiriss è una delle sue cose più belle, anche se io la scoprii tardi dentro un libro che parlava di uno che voleva la rivoluzione qui, ora e subito (anche i rivoluzionari hanno le loro nostalgie). Il grande Nobel dal cognome monosillabico m’è sempre piaciuto poco, invece. Aggiungerei – buon peso – anche un episodio minore di commedia all’italiana. Ieri ho ri-scoperto un regista di cui sapevo poco, in effetti; Contestazione generale non è gran film, inferiore ad Anni difficili, comunque. Ma è proprio nel primo dei due che Manfredi fa un personaggio di ricca problematicità (anche se l’interpretazione di un milanese Beretta non gli può riuscire benissimo). E parlando di Zampa torna in mente il figlio, quando cantava La vichinga assieme ai Flippers (ma poi ti viene in mente anche lo zio, e questo ti riconduce a Jannacci e al tizio di cui sopra). Stranamente Andreotti si oppose alla censura di Anni difficili.
Tutto ciò accadeva ai tempi in cui Mario Monti aveva ancora i calzoncini corti e la repubblica del Ghana (cui è legato, in qualche modo, l’altro Mario, idolo di queste sere) neppure esisteva.

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