31 maggio

Poco fa la sismologa riferiva che, nel 1570, in seguito al terremoto che colpì la città di Ferrara, tutta la corte abbandonò i palazzi e si trasferì all’aperto: “come zingari” c’è scritto nelle cronache del tempo. Le scosse furono molte, ripetute e prolungate nel tempo e, giustamente, ci si riferisce soltanto a quelle percepite poiché per le altre … non c’era strumento.
Quella parte di anima catastrofica che mi abita si interroga sulle condizioni psicologiche nelle quali mi ritroverei uscendo illeso dalle macerie di casa mia, nel caso di un terremoto. Sicuramente in condizioni peggiori dei sudditi di Alfonso II, anche perché, nella similitudine, loro conoscevano le condizioni di vita degli zingari non così abissalmente distante dalle loro, come invece oggi le consideriamo noi. Dovesse crollare questa casa avrei buttato via mezzo secolo di vita, praticamente è come se non fossi mai esistito.

Di fronte alla paura la mia reazione è la presa di distanza, collocare la terribilità del fenomeno (qualunque esso sia) in un ambito spazio-temporale più vasto. Non so: rileggerei I segreti dei Gonzaga, per esempio.
Ecco: così è come se mi mettessi in fila dietro ad Oblomov, Zeno, Ulrich (non quello che duellò con Armstrong e Pantani). Bisogna pur accettare di essere inadatti alla vita.

E si dovrà pur tenerne conto, nei giorni della maturità, delle scosse già avvenute, dei danni (anche psicologici) e della possibilità che si ripetano interrompendo a metà la versione dal greco o la risoluzione del problema di Mate. (Mi accorgo che mi sto riferendo solo al secondo giorno degli scritti, le buste dei temi, invece, recuperate dalla Protezione civile, andranno a far compagnia all’Islandese leopardiano).
Questo Paese conosce meglio le Maldive di Ferrara. Bassani non rientra quasi mai nei programmi svolti e sono certamente più noti i titoli dei Vanzina che quelli di Vancini. Senza contare che a pronunciare in classe il nome di Antonioni c’è il rischio che solo pochi ricordino il numero 10 della Fiorentina e della Nazionale di calcio. Il resto è silenzio.

Un terremoto nel giorno degli scritti riaffermerebbe l’inutilità della vita.
[che sarebbe come dire: Muoia Sansone con tutti i filistei. Ti pare il caso? E allora ho cambiato il titolo].

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