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Esattamente come accade al Giro. Il Giro d’Italia di ciclismo che, ogni anno di questi tempi, è sempre il mio interesse più forte. Avevo poco più di dieci anni quando cominciai ad ascoltarne le radiocronache, non avevamo la televisione e c’era questa voce (Nando Martellini?) che per quattro giorni di seguito pronunciò lo stesso cognome. Quattro tappe, attraverso la Liguria il Piemonte e la Val d’Aosta, vinte dallo stesso ciclista. Poteva non diventare il mio eroe? Nonostante quell’exploit, si vedrà negli anni successivi che il mio primo idolo non era un campione, pur tuttavia io gli rimasi fedele sino alle sue ultime corse. Perché quelli che trionfano, nello sport o nella vita, a me non scaldano il cuore, io sto (e son sempre rimasto, anche inconsciamente) dalla parte di Ettore, di Rosa Luxemburg e di Jules Bonnot. Così …; tanto, alla fine, perdiamo tutti.
Oh! Cazzo, non era così che bisognava cominciare, l’occasione richiede un registro festevole. (Festevole. Che cavolo di aggettivo, mai più riscontrato dai tempi del ben noto canto religioso: anch’io festevole corro ai tuoi piè / o santa Vergine prega per me. Non era più il tempo della Madonna pellegrina, ma ancora si facevano le processioni in giro per il quartiere).
Esattamente come accade al Giro, dove c’è chi sogna d’accelerare in salita per abbreviare l’agonia, anche in classe c’è chi vorrebbe che fosse domani il primo giorno degli scritti. Addirittura (e sono tanti) c’è chi si appella alla giovane signora col manto azzurro alla quale accennavo in precedenza, e quindi vorrebbe già essere là davanti ai tabelloni per leggervi una sentenza d’assoluzione.
Cinque anni di scuola sono lunghi, eterni come il Manghen o il passo Giau, soprattutto se son serviti quasi unicamente a metter via nozioni, utili tutt’al più a porre la crocetta accanto alle risposte esatte. Questionari a risposta chiusa non ne sottopongo mai: l’italiano – disse l’alter ego di Sciascia – non è l’ITALIANO. E’ ragionare. Con meno italiano lei sarebbe ancora più in alto.
Eppure se dobbiamo dar retta a Venditti, non dico Moccia perché non l’ho mai letto, o a Starnone, o al Virzì di Ovosodo, o alla Archibugi di Caterina va in città, a Verdone o allo stesso Moretti, quello giovane e capellone che attende il sole dalla parte sbagliata e ha un debole per gli svariati tipi di calzature, è assodato che ombre e luci di quei cinque anni ci rimarranno indelebilmente nella memoria. Rabbie e amori. E chissà, a tal proposito, che fine ha fatto quel mio compagno di classe al quale, nel mio raccontino di fine anno, avevo pronosticato un futuro da ornitologo poiché, nella mia perfidia adolescenziale, avevo notato un suo disinteresse verso il sesso femminile.
C’è la voglia di misurarsi con altro, con altri. C’è la voglia di alzare il livello, anche i professori del liceo non assomigliano più a quelli del tempo di Augusto Monti. Lo capisco.
Però bisogna chiudere in bellezza. La forza e la calma di Ivan Basso siano con te.

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