Vivere significa stare nei pensieri di qualcuno, e magari in quei pensieri classificati come non fastidiosi, piacevoli, non occasionali.
Tutto il resto è sopravvivere.
Vivere vorrebbe dire metter via qualcosa ogni giorno, invece ogni mattina noi usciamo di casa con in mano i sacchetti della raccolta differenziata.
Vivere è cosa diversa dal ricominciare ogni mattina. Vivere è una linea continua, cosa diversa dal ticchettio telegrafico.
Macbeth era un valoroso combattente, fedele al suo re. E’ vero, aveva il difetto d’avere una moglie ambiziosa, d’altra parte chi può dirsi immune da qualche piccolo difetto? Ma se tutto nasce e muore, perché coprirsi d’infamia pur di diventare re? Anche la fama di un re è destinata al nulla eterno quando sia giunta oltre la distruzione del suo ultimo monumento funebre. Rimarranno fragili file di parole e note minacciati dal black-out definitivo.
Spegniti, spegniti, breve candela. La candela spenta, accesa, consumata dona l’idea del tempo altrettanto bene quanto la prima meridiana infilzata su un muro o il miglior Rolex in circolazione. Dovevamo inventarcelo un sistema per poter dire: prima, per poter dire: dopo. Ci servivano questi riferimenti per poter sfuggire l’angoscia dell’ora, adesso, in questo istante. Perché solo e sempre in questo istante presente consiste tutta la vita.

Annunci