Sul fatto che il meglio del comunismo per come lo conoscemmo stia soprattutto nella musica, ovvero nelle canzoni, avevo ben pochi dubbi fin dai tempi nei quali imparai a leggere (fra le righe).
Sulla copertina del CD c’era scritto: Best of Communism, e già l’idioma avrebbe dovuto mettermi sull’avviso, farmi drizzare le orecchie e tenermi sul chi va là … E invece, macché, forse fuorviato anche da un altoparlante camuffato da vecchia radio a valvole che stava trasmettendo l’inno sovietico, come l’ho visto l’ho comperato. 21 tracce tutte col titolo inesorabilmente ungherese, però mi son detto che quelle potevano essere le versioni magiare di tutto quello che già conosco da Polyushka Polye in poi, anzi dalla Varsovienne in avanti e poi figurati se non c’è l’Internazionale.
No, l’Internazionale non c’è; non manca, invece, sul retro di copertina, l’infido sorriso di marmo di Janos Kadar, proprio lì sotto la scritta Selection of revolutionary songs, in quella lingua ch’è più invasiva della Coca Cola.

Insomma: il meglio del meglio mi sembra possa ridursi a questa, anche se il CD contiene una versione molto meno grintosa:

Che deriva da una vecchia canzone dell’Armata rossa :

Ma io preferisco ancora questa:

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