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Sarà capitato anche a voi / di avere una musica in testa … Se la ricorda? Era pur sempre dicembre e dal pomeriggio della bomba erano trascorsi solo un paio d’anni …
– Dalle bombe
– Sì, ha ragione. A meno che non voglia sostenere anche lei che sotto al tavolone centrale della banca ne avevano messe due …
– Voleva parlarmi del film?
No. Veramente sono qui perché di notte non riesco più a dormire bene. Ho il sonno leggero, qualsiasi brusco movimento della mia compagna mi risveglia e poi faccio fatica a riprendere sonno. Allora, se tutto va bene, riprendo le pagine che stavo leggendo prima di spegnere, se invece non basta mi alzo e accendo una sigaretta (che mi fa malissimo). Stanotte, per esempio, sono state sufficienti un paio di pagine del libro di Aldo Giannuli. Però quando mi sono risvegliato avevo – appunto – una musica in testa, e mica solo una vaga traccia melodica come talvolta accade al mattino … che si ha in mente un tema, mentre ci si fa la doccia, e non si riesce a ricondurlo … a dargli un nome, una paternità. No, no … io sentivo chiaramente cantare Maria Farandouni dentro di me, saran state le quattro …
Ma c’è di più. E’ come se mi fossi svegliato dissociato, come se ci fossimo svegliati in due, non so come dire …, mentre una parte di me riascoltava Theodorakis, l’altra era come se cercasse di districare le vicende del Noto Servizio dalla bobina di decine e decine di commenti, informazioni, parole sparse, sciocchezze in libertà lette prima di andare a dormire. Dalle 130 pagine di Sofri al Fofi che sfiora l’insulto alludendo ai cinepanettoni.
La metafora alimentare era venuta in mente anche a me: ciambella senza buco, avevo detto agli allievi, delusi perché non li avevo accompagnati alla proiezione. Ma sempre più spesso, in classe, la sera, mi sovvengono similitudini provenienti da quell’ambito.
Sì, anche il cibo sta diventando un problema (a quei tempi là invece ci si mobilitava per il Biafra …).
La cosa curiosa del film (ma non ne voglio parlare, è roba da addetti ai lavori e fra due giorni sarà già tutto spento il clamore) è che non si trova un margine d’accordo neanche sulla recitazione, dall’insieme delle critiche dei pasdaran forse si salva il solo Favino.
Quarant’anni, 43, come ricorda Sofri, e la materia ancora scotta. Si adotta l’insulsa giornalistica etichetta di Seconda Repubblica e ancora la Prima rimane un groviglio di verità taciute, negate, manipolate.
Mi dica, dottore: moriremo senza sapere chi erano i nostri nemici?
D’altra parte, noi, nel film, neppure ci siamo. Non possiamo credere di riconoscerci, a malapena, solo dietro a quei cartelli: “Unità sindacale”, “la casa è un diritto” che si intravedono nella nebbia iniziale creata dai fumogeni; né siamo soltanto là, nel dolore ammutolito dei funerali delle vittime.
Come scrive Staiano: “in questo film manca la passione di quegli anni”.
Forse è venuta meno anche al regista e agli sceneggiatori.
Io adesso metterei una musica. Quella di stanotte.

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