P. S.
Questa qui sopra mica sta fra le “musiche del cuore”. Lui, proprio, non mi era simpatico neanche quando lo conobbi per interposta persona, figuriamoci poi. Solo che a Torino, in quel breve passaggio d’epoca che andò dalle manifestazioni di solidarietà per il Cile ai primi tiri al bersaglio contro il “cuore dello Stato”, Maolucci era “in”. – Oh!, guarda c’è Maolucci alla Festa, andiamo? mi chiese colei che accompagnò un pezzetto del mio lungo periodo d’incazzatura. Ero inavvicinabile a quel tempo, giusto che mi toccassero, per lo più, quelle brutte, intelligenti e di sinistra. E poi Maolucci veniva dalla scuola, trincea avanzata, e in quel lasso di tempo (tempo pieno, prolungato, 150 ore …) gli organici si gonfiarono un bel po’, tant’è che feci il concorso anch’io guadagnandomi una bella posizione nella griglia di partenza.
No, la canzone sta lì per rabbia, una rabbia impotente che è una di quelle cose che l’uomo non dovrebbe assaporare mai e invece persino quelli come me, che prendevano 4 di scienze e non saprebbero neppure spiegare a un bambino il semplice meccanismo della circolazione sanguigna, sanno che cos’è il sapore del fiele.
Sei incazzato col capo? Sì, ma di più con chi gli ha concesso di diventare capo. Sono gli stessi che hanno promosso a capoufficio dell’agenzia delle Poste qua vicino quel signore incompetente che ci ha fatto fare un’ora di inutile coda per quattro firme, lasciando ampiamente trasparire la sua incertezza su ogni singola operazione di una semplice pratica che (non ancora conclusa del tutto) va avanti da sei mesi.
No, ma adesso abbiamo Monti, Fornero, Passera, Profumo …, tutta gente presentabile dice Moretti ( a proposito di quelli della Generazione mia). Generazione di merda.
Ci vorrebbe una rivolta.

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