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Ho preferito andare dal dentista piuttosto che al Collegio docenti. Mi sa che questo la dice lunga sul mio stato d’animo attuale.
(- prof, è di cattivo umore?
– Mah, sono sco…
-glionato!
– avrei detto scocciato, ma insomma, quello è).

Anni fa non me lo sarei perso un Collegio, neanche se presieduto da un Dirigente incapace o noioso (ne ho avuti), non mi sarei perso la platea (oggi sempre più rassegnata e priva di idee), le possibilità di intervenire richiamandomi alle origini di un pur “giovane” sindacato scuola, né la possibilità di boicottare direttive e circolari che scendono come lastre tombali su quel che resta degli organi collegiali.
Va detto che un tempo avevo anche paura del lavoro del dentista, questo fin dall’infanzia, prima ancora che nei cinema torinesi proiettassero Il Maratoneta. Invece costei, oltre ad essere un portento di tecnologia applicata, sia ieri che la volta scorsa, mi ha fatto pensare a Benvenuto Cellini. Ero lì con la bocca aperta, gli occhi puntati sul lampadario al neon e pensavo a Benvenuto che cesella la saliera da regalare a Francesco I, anche se non ho dato corso al pensiero per sapere se questo l’aveva fatto prima o dopo l’assedio di Firenze. Per la verità, ora che ne scrivo, mi sorge il dubbio che Cellini fosse invece a Castel Sant’Angelo a fondere cannoni per la difesa della città dall’assedio delle truppe di Carlo V. Perché la mia dentista, se la conosceste come la conosco io anche fuori dallo studio, è proprio una così: una che alterna il cesello all’arte di sparare bordate con obici che oltrepassano il peso di un quintale.
Fosse stato oggi, ma era la fredda giornata di ieri, e così una volta lasciata la poltrona dalla quale mi ero calato negli ultimi anni di gloria del Rinascimento italiano non avevo troppe alternative al rientro a scuola. Ho cincischiato un po’ sulle bancarelle dei libri usati, ho bevuto un caffè non necessario, ho trovato un paio di vecchi libri che andavano letti almeno 30 o 40 anni fa (ma naturalmente li ho acquistati lo stesso), poi sono risalito in auto. Ho acceso lo stereo e son tornato a scuola.
Giusto in tempo (il Collegio non era ancora finito e, nell’indifferenza generale, si è protratto ben oltre il tempo previsto) per ascoltare vecchie litanie di vecchi colleghi (nessuno più degli insegnanti adora sentirsi parlare), ma non solo. L’intervento che più mi ha messo di cattivo umore è stato quello di chi ha affermato che anche lui, una volta, aveva i capelli lunghi ed era contro (contro il piano del traffico, mi pare abbia detto) ed ascoltava quelli che dicevano che il problema era “ben altro” (Il benaltrismo, in verità, è una categoria recente, nei tempi ai quali lui alludeva si diceva se mai che il problema era “a monte”),ma ora non era più disposto, perché a forza di dire che il problema è “ben altro” avete visto dove siamo arrivati: “senza metropolitana e non abbiamo neanche la TAV”.
Fosse stato l’insegnante di Topografia, o quello di Urbanistica uno poteva anche ragionare sulla questione, facendolo uscire dalla sua biografia e scendendo sul piano tecnico. Invece a parlare così, facendo appello all’antipolitica che dilaga anche in Collegio (mica solo nelle aule), è stato il Dirigente scolastico, uno che ascoltandolo oggi diresti che i capelli lunghi li ha portati solo per moda.
A lui, che con i capelli lunghi, fresco di laurea in Biologia, la tessera CGIL in tasca andava alle riunioni dei Cobas, regaliamo questa bella faccia da antico combattente.

IL NAUFRAGIO
Resterò anch’io insieme a voi nella scialuppa
Dopo il disastro di questo spaventoso naufragio
La nave adesso sta affondando lontano
Le altre barche dove sono andate ? Chi si è salvato ?
Noi troveremo prima o poi una terra
Un’isola disabitata
E là disporremo le nostre case
Tutto intorno alla grande piazza
E una chiesa nel mezzo
All’interno appenderemo la fotografia
Del nostro capitano, perduto
– in alto in alto –
Un po’ più sotto quella del secondo,
ancora più sotto quella del terzo
Sostituiremo le nostre mogli e faremo tanti bambini
E poi calafateremo una grande nave
Nuova, nuovissima e la vareremo nel mare
Saremo diventati vecchi ma ci riconosceranno
Solo i nostri figli non assomiglieranno a noi.

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