Sono tanti. E’perciò inevitabile che le motivazioni che li aggregano siano diverse. Non ultima l’idea che vedersi militarizzare l’orto davanti a casa finisca col provocare anche una rabbiosa reazione di rigetto, poiché gli U2 li conoscono anche in val di Susa e Bloody Sunday è un film che non vorrebbero rivedere.
Ci sono mille motivi per essere NoTav, personalmente, quel cartello che dice: Che ce ne frega di arrivare a Parigi in tre ore e mezza se aspettiamo mesi per esami e visite mediche, mi pare più che sufficiente. Ma il mondo politico nel suo complesso ha ormai imboccato un’altra strada, al fianco dei manifestanti rimangono, più o meno, solo le forze politiche oggi assenti nel Parlamento. Dovessero mai rientrarci è chiaro che … medieranno. Che altro?
I costi, il reale utilizzo futuro …, sono ragioni forti per non fare la TAV, ma la politica ha ormai perso ogni capacità d’ascolto, impegnata com’è nell’inseguimento della mondializzazione di economia e finanza.
E così, mentre si tenta di sminuire qualsiasi forma di dissenso motivato al livello dello slogan Not in my backyard, qualcuno butta il carico da undici affermando che in val di Susa ci sono gli ex terroristi e quelli che ex non lo sono ancora.
La storia d’Italia è ancora ferma là. (Quest’ultima anche per spiegare il titolo e la canzone, senza scordare, tuttavia, che quel gesto era privo di senso, il cui buon uso, invece, è ciò che il movimento No Tav non dovrebbe scordare mai).

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