Che la Goggi si riferisca ad altro poco importa, la canzone sta qui perché mi ricordo che le piaceva.
Non andrà sotto la categoria canzoni del cuore, ma non amo neanche la neve scioltasi solo in questi ultimi giorni, fatta eccezione per i dipinti di Bruegel (mi pare che s’intitoli I cacciatori ed era una delle quattro tele del ciclo Le Stagioni). Neppure il gelo, no, ma di freddo, sopra una certa soglia, non è mai morto nessuno.
Che fretta c’era? Per imporci poi un maggio piovoso?

Per esprimerci la sua felicità Giovanni ha citato Dersu Uzala: Il mio cuore vola alto come un falco, perché dice che anche a 60 anni non ha ancora imparato a manifestare emozioni e sentimenti come si conviene, con i gesti e le parole che fanno tanto “cinema”, come si dice(va) quassù, in questa città un tempo calvinista, per indicare un modo di porsi leggermente sopra le righe.
Dei presenti ero quello che lo conobbe nel tempo più remoto, anche se poi ci perdemmo lungo la strada per ritrovarci solo in anni recenti. Fra i nostri compagni di classe nella scuola elementare eravamo forse i due che sapevano scrivere meglio. Ma un giorno, forse il maestro ci aveva assegnato il riassunto di uno spettacolo che avevamo visto, era disperato perché non sapeva cosa scrivere, allora il maestro s’impietosì e lo mandò nella classe a fianco frequentata dal fratello, perché lo aiutasse.
Poi è trascorso più di mezzo secolo e l’altra sera ha toccato i sessant’anni. Se Primavera continua a correre col passo di Atalanta, torneranno dalla caccia i cacciatori, arriverà l’inverno e toccherà pure a me (posso provare a lasciar cadere qualche mela).

Che fretta c’era / maledetta primavera / che fretta c’era / se fa male solo a me

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