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Naturalmente ci sono coloro ai quali, forse con troppa insistenza per la sua già provata psiche, si riferiva spesso Pascoli.
Ma poi ci sono gli altri (… la madre sempre muta che macina golfini, no, questo è Pagani che traduce Brel). Con meno legami di sangue ma non meno vicini al cuore. Alcuni si son persi.
Molti. Quelli che con cui ci incamminammo dentro lunghissime sere, fumando, in un buio di chiacchiere e nebbia. Coloro che al mattino risorgevano scandendo: ta ta tatata tatatata ta ta.
Ma insieme a quell’inarrestabile eloquenza s’è ormai spenta anche l’eco dei passi.

P. S. Questa canzone l’ha incisa anche Milva, ma la traduzione parla d’altro (come la mia interpretazione d’altra parte!).
Qui il testo originale

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