Tag

Rarissimamente, ma può capitare; che mi addormenti al cinema, dico. Se avviene è perché il film racconta cose che non mi interessano, ma deve essere pomeriggio e devo aver mangiato particolarmente bene a pranzo.

Tuttavia avvenne anche una sera di tanti anni fa, e forse con qualche sconcerto della mia accompagnatrice del tempo che, fino a quel momento, mi aveva concesso più credito intellettuale di quanto, forse, mi meritassi. Però era stata una giornata intensa: in fabbrica il mattino, all’Università nel tardo pomeriggio, poi a cena da lei e, infine, al cinema. Davano La recita di Theo Angelopoulos. In uno di quei cinema d’essai oggi scomparsi, prima ridotti all’infimo rango di sale per pellicole porno e infine soccombenti ai cingolati delle multisale. Eravamo comunisti e il film bisognava vederlo; invece, per quel che mi riguarda, rimase un buco nero. Io, poi, non ebbi allora neppure l’accortezza di comprendere che m’era stato concesso un privilegio, poiché la ragazza (oggi compagna cinquantenne, credo ancora iscritta al Pd, chissà con quanti retro pensieri inesprimibili circa il governo Monti!) frequentava allora, con tutte le legittime e doverose implicazioni connesse alla parola “frequentazione”, sia me che un altro compagno molto meglio collocato sulla scala gerarchica (io non avevo incarichi di partito!). Questa sorta di menage à trois, non del tutto inconsueto per chi abbia memoria dei tempi, non durò moltissimo, facemmo in tempo, tuttavia, a vedere assieme altri film: non mi addormentai né alla visione di Cabaret, per esempio, né a quella de L’uovo del serpente, che lasciò lei, invece, mi ricordo, un pochino scossa.
Rimase, dicevo, e ancora oggi permane, quel buco nero, accompagnato dal ricordo di una eccellente recensione di Goffredo Fofi (Sono andato a rivedermela ora ed è tutta sottolineata coi miei appunti a margine): “O Thiassos è il più alto punto d’arrivo della ricerca cinematografica di sinistra di questi anni. Qualsiasi nuovo tentativo politicamente altrettanto orientato dovrà partire di qui”. Così aveva scritto Fofi e all’epoca io ero in corsa per laurearmi in Storia del cinema, un’altra delle strade abbandonate, ero quindi doppiamente colpevole per quell’assopimento che, forse – chissà? – decise insieme una svolta sentimentale ed una professionale.
Come abbia potuto addormentarmi con tutte quelle bandiere rosse, però, è da capire …

(grazie ad Angela)

PS E’ altrettanto evidente che, per tutta una serie di questioni qui sommariamente accennate, anch’io mi laureai dopo i 28 anni.

Annunci