Tag

E se la locomodora non c’è (più)…
O la rabbia o il silenzio.
A sfogliare i post-it appiccicati su Facebook, ma la cosa vale anche se ti metti a girellare sulla rete, c’è un sacco di odio trattenuto a stento. Ognuno ha il suo nemico e molti hanno i medesimi. Ad una gogna in piazza e non mediatica ciascuno vorrebbe incatenare il collega, il Mazzarò di turno, le duchesse di Leyra, gli onorevoli e gli uomini (e donne) di lusso. Tutti.
Tutti. Forse è una rabbia antica, generazioni senza nome scriveva quello. Quanti ce ne sono che, dopo due battute di discussione sul mondo, vorrebbero una locomotiva lanciata a bomba contro l’ingiustizia, magari una locomotiva sulla quale loro non salgono, però.
Ci si indigna per qualsiasi cosa, senza più distinguere, ché Arcore vale Pomigliano e le donne della Omsa quel codardo del capitano. Tra l’altro, in quest’ultimo caso eravamo educati male: lo ricordavamo sempre sul cassero a fumare la pipa tranquillamente, secondo De Gregori, oppure, iracondo, trascinarsi sul ponte a promettere una moneta d’oro. Invece no, ci mancava la versione: Torni sulla nave!
Sofri ha scontato la pena. Anche in questo caso un certo numero di indignati.
Negli anni ’70 Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, scrissero innumerevoli telegrammi di sdegno: non valevano un cazzo. Esattamente come l’indignazione (che è pure termine meno forte) general generica di oggi.
Il resto …

Annunci