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Scrive Giovanna Marini su Facebook che Gianni Bosio era intenzionato ad affidare alla voce di Anna Identici una parte del patrimonio di canto popolare raccolto da lui e dai suoi sodali del Nuovo Canzoniere italiano. Aggiunge la Marini che si sarebbe trattato di fare all’incirca quel lavoro che venne poi realizzato da De Gregori (in collaborazione con lei) molti anni dopo. Bosio però morì nel 1971, poco rimpianto (anche perché considerato forse un po’ rompipalle), anche dai suoi compagni (o ex compagni) socialisti, come fece notare Ivan Della Mea in un suo disco intitolato Se qualcuno ti fa morto. Bosio fu editore e soprattutto grande organizzatore di cultura nell’ambito della sinistra di classe e, se non bastasse la nota della Marini su Facebook, il disco di Della Mea (con libretto accluso) fornisce una doviziosa testimonianza sul lavoro svolto nel venticinquennio che seguì la Liberazione dall’intellettuale di Acquanegra sul Chiese. Però non è su di lui che mi voglio soffermare, ma sulla coincidenza.
In quei primissimi anni ’70 ricordo che acquistai entrambi gli Lp, sia quello di Della Mea (che possiedo ancora), sia quello della Identici: Apro gli occhi di donna su ‘sta vita (che non posseggo più. Ora, dato per certo, come già scrissi nel blog precedente, che una delle mie cantanti preferite sia (stata) Anna Identici (forse perché, senza averne alcuna sembianza fisica, ha qualcosa che ai miei occhi la rende molto simile alla mia compagna, non la voce, comunque), l’acquisto quasi contemporaneo dei due Lp spiega qualcosa della mia biografia musicale. I miei ascolti, lunghi e ripetuti, oscillavano quindi fra queste due polarità, anche se ora non saprei dire se c’era in me la volontà di “mettere tutto insieme”, o se si trattava, invece, della tipica sindrome di Buridano (l’asino, che mai seppe compiere la sua scelta vitale). Potrebbe essere un utile indizio (alla ricostruzione biografico musicale) il fatto che, come già ho detto, il disco della Identici non è più in mio possesso. Io ricordo esattamente quel giorno che decisi di vendere alcuni long playng, probabilmente scelsi così di dare un taglio netto con certa musica che consideravo non più corrispondente al mio modo di rappresentarmi. Inconsapevole del fatto che non bastava cedere l’oggetto in sé (magari rimpiangendolo di lì ad un anno), quel che c’era dentro (e dietro) a quel vinile ormai non l’avrei mai più dimenticato. Appena la nebbia si dileguò non furono di piombo solo gli occhi.

P.S. Ma che razza di regista c’era in quella trasmissione televisiva? Chi era quel genio che faceva quegli inutili campi lunghi sullo studio o faceva passeggiare la cinepresa invece di inquadrare la cantante?

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