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Verso la metà del film, quando succede la cosa, ho cominciato a sentirmi male. Un dolorino allo stomaco, una specie di crampo, lo stesso che avevo provato un paio d’anni fa quando mi rubarono portafoglio e documenti dal giubbotto che avevo lasciato sulla sedia in vicepresidenza. Derubato nel luogo dove trascorro le ore più importanti della mia vita.
Anche perché, a ‘sto vecchietto della CGT, con due figli e tre nipotini che perde il lavoro per ragioni di coerenza (ah sì, certo, si può sempre dar fuoco a tutta la baracca, come vorrebbe Cristophe, invece di sorteggiare i licenziati) un po’ finisco per somigliargli, anche se non ho mai amato i fumetti e neanche Jean Jaurés sta nel mio piccolo pantheon, per quanto …
Però istintivamente staresti dalla parte di Raoul, dell’integrità della classe operaia, anche perché una madre come quella del film è come la matrigna di Cenerentola: non può esistere. Al limite l’esercizio della prostituzione serve proprio per mantenere i figli, qui invece c’è l’imbarco col trolley, chiaro che poi Cristophe vorrebbe dar fuoco a tutto.
Ma poi c’è quella frase: Cosa avremmo pensato noi, di noi? Allora, al tempo della canzone. Che eravamo dei piccolo borghesi, risponde pronta Marie Claire. Petit bourgeois, vale a dire il peggio del peggio, secondi solo ai fascisti, … quante volte l’ho pensato e detto e scritto. Allora.
Vorrei morire anche stasera se dovessi pensare che non è servito a niente, questo è Dario Fo, il titolo d’un suo spettacolo degli anni ’70, primi anni ’70, ma la frase è della Viganò quella dell’Agnese va a morire.
Altri tempi, quando sembrava che gli strumenti per capire fossero infallibili. Non sono bastati. Voglio capire, dice Marie Claire.
Così adesso ci tocca ricominciare da un barbecue in terrazza. Senza neanche i figli; i nipotini, forse, più tardi giù alla spiaggia.

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