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No, non mi dica che ha quasi 60 anni prof … Non ha neanche un capello bianco!
Tu te la rigiri nel cuore l’affermazione, prima di una boccata lunga, poi osservi quanto n’è rimasto rigirando il filtro fra pollice e medio e gli fai notare che la barba, però …

Quando avevo meno di vent’anni gli operai che avevano allora la mia età di oggi venivano considerati vecchi. Gente da pensione. Erano nati prima che Matteotti venisse ammazzato, qualcuno aveva un fratello morto in Spagna, altri erano andati in montagna con ancora le braghe corte. Gente che aveva giurato su Stalin o su Mussolini e ora si faceva sedurre da Berlinguer. Gente con poche certezze, ma quelle poche: pilastri. Gente che entrava in officina mezz’ora prima dell’orario per il solo piacere di spalancare l’Unità sul banco da lavoro e leggersela davanti al capo. Sorseggiavano quei caffè impestati delle macchinette e poi gettavano la cenere nel bicchierino di plastica rimasto vuoto. Noi, se tutto andava bene, arrivavamo giusti giusti col suono della sirena. Parlavano poco e non avevano rimpianti. Per sentir da loro qualcosa sul fascismo, sulla Spagna o sulla Resistenza, occorrevano occasioni speciali, magari una festa e qualche bottiglia di vino l’ultimo giorno prima di Natale. Parlavano con sapienza trattenuta di donne o di calcio, ma se ti vedevano chiudere male il pezzo dentro la morsa allungavano una mano per drizzarlo e l’occhiata silenziosa che ti davano in quei momenti là diceva che di malizie ne avevi ancora da imparare, tante. Ti stavano anche un po’ sulle palle, perché loro avevano sempre l’attrezzo giusto per qualsiasi operazione si dovesse fare, ma te lo dicevano soltanto dopo che per mezz’ora eri andato di corsa avanti e indietro dal magazzino al reparto.
Gente così non ne nasce più. E mica lo dico così, col sentimento del naufrago o dell’esule, basterebbe rivedersi – l’ho fatto l’altra sera – il magnifico film di Calopresti sulla Thyssen per convincersene.
I (quasi)sessantenni di oggi stanno davanti a una tastiera e si rendono conto che persino Massimo Ranieri aveva buone canzoni in repertorio.

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