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Non è che io sia molto contento di questo cambiamento di casa. Intanto c’è la questione dell’idiosincrasia per i traslochi, comunque … bene o male è stato fatto; anzi: è stato fatto male perché tutto quel che c’era di là è rimasto di là. Ho salvato sul pc quel che ritenevo opportuno salvare, non i commenti e mi dispiace, perché ce n’erano di varia qualità: inattesi, gentili, interessanti, stimolanti ed anche critici. Tuttavia, se mai riuscirò a sistemare questa casa come si deve, non ci sarà il link al mio vecchio blog.

Forse per sistemare casa bisognerebbe conoscere l’inglese, oppure avere tanta pazienza. Il grafico della mia pazienza ha un profilo sinusoidale ma irregolare (non saprei definirlo meglio), noto soltanto a me. L’inglese, invece, lo conoscevo bene (fin quando l’ho studiato), da un certo momento in poi mi sono lasciato invece permeare da altri linguaggi e così … L’unico ricordo serio che ho è quello delle professoresse d’inglese, da quella che ci accompagnò a mangiare un gelato in piazza Carignano fino a … quella che conobbi per ultima.

Il gelato. Credo dovessimo visitare il Museo Egizio ch’è proprio lì di fianco alla piazza, ma io non ho memoria d’esserci mai entrato, ricordo la gelateria, uno di quei posti stucchi e specchi nei quali, noi che venivamo dalla barriera, non eravamo mai entrati, frequentato ancora dalle pronipoti delle signorine di Gozzano. Alcune di costoro portavano ancora il cappellino e la veletta, altre – calzettoni bianchi al ginocchio, gonna a pieghe e scarpe collage tacco basso – già tamburellavano con dita nervose sui tavolini tondi di marmo chiaro, impazienti o di correre da Fiorucci che teneva la sua Carnaby Street in una delle viuzze del quadrilatero o, viceversa, nella vicina sede di corso san Maurizio 27.
– Ma sempre lì vai a cascare? Metti ‘na musica va’

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