Il fatto è che non ho niente da raccontare

Tag

Il film è davvero quasi incommentabile, nonostante le segnalazioni e i premi, brutto e ricco tuttavia di musiche.
Quella iniziale è forse la migliore (Arnold Schonberg, del quale più avanti sentiremo un brano da La notte trasfigurata, non me ne voglia):

Pezzo notissimo, inciso da moltissimi (scoprirò) con testo inglese o francese (anche in italiano).
Ma c’è subito qualcosa che non quadra perché, non so per qual motivo, mi aspettavo una commedia nel sud della Francia ed invece siamo in Canada (come capirò poi) dentro ad una drammatica vicenda non del tutto risolta neppure nel finale. E tuttavia questa prima melodia mi suona familiare, anche se non so dire quando, dove, chi. Ma per avere un indizio bisogna aspettare i titoli di coda. L’originale era questo:

Bastano poche note di questa versione e il primo ricordo sarebbe Herbert Pagani, che in effetti scrisse una versione italiana della canzone, intitolandola Esaurimento, ma non mi riesce di ritrovarla in rete. Quella stessa versione venne incisa anche da Renato dei Profeti in un Lp del ’70 che, oltre a Lady Barbara, conteneva quasi soltanto cover (persino il Bridge over troubled water di Simon & Garfunkel), ma, niente, l’Esaurimento non si trova.
Una cover con diverso testo la incise anche Dino (quello de I tuoi occhi verdi; ultime notizie sue al tempo dello scandalo petroli-Guardia di Finanza), e questa la si ritrova (quasi per intero):

Mi lascia perplesso, tuttavia, il fatto che in entrambe le canzoni (Esaurimento e Una viola del pensiero) Herbert Pagani compaia fra gli autori; dovrebbe significare che ha scritto due testi diversi per una stessa melodia. Strano.
Sfogliando You Tube si trova un numero elevato di interpretazioni del brano di Michel Legrand, spalmate negli anni e una con prevalenza netta degli interpreti stranieri; evidente anche una progressiva trasformazione del brano che, anche in considerazione di alcuni illustri interpreti, diventa sempre più un hit internazionale con fastosi arrangiamenti lontani dall’originale. Ma poi si giunge al 2001 e, con un nuovo testo (sembrerebbe di Paolo Jannacci), eccola qua:

In attesa di ritrovare la cover fermata da H. Pagani mi ascolto questa: