Senza titolo

1995 1
Diceva Andy Warhol, erano gli anni ‘70: nel futuro tutti saranno famosi per 15 minuti (sempre che la frase sia attribuibile a lui, non è certo).
Nella realtà questo frame è tratto da una sequenza che non dura 15 minuti, ma forse neanche 15 secondi. Però se sei lì che stai guardando il film, riflettendo sul tema, sui tempi, sul regista che in seguito …, sul rancore dell’attore, sullo slogan che ritma il tempo al canottiere, su di lei così sempre difficile da mettere a fuoco an…che nei film che farà dopo …, insomma se sei lì, bastano pochi secondi e mi riconosci.
A me piace stare in quel film. Mi ci riconosco: sigaretta, libri, un sorriso alle signorine che passano. Era un sabato mattina, primavera, e non avevo scuola.
Ma per tornare a Warhol. Devo considerare d’aver ancora un bonus di circa 14 minuti da spendere prima della fine dei giochi, oppure, come diceva quell’altro grande, mi è rimasto soltanto un grande avvenire dietro le spalle?
Quant’è lunga la memoria, e quanto la strada davanti?

Lassù, nella città che fu di Phileas Fogg, ma anche di Foscolo e Mazzini (ciascuno ha i suoi riferimenti più immediati, scusatemi), e per altre cose che andrebbero dette non dovrei trascurare neanche Felice Orsini (le bombe / le bombe all’Orsini …), i nostri due cervelli in fuga (si spera temporanea) son malaticci. Coccolati da un piumone accendono il computer per un film quasi coetaneo, lungometraggio d’esordio di un regista che girò i suoi primi metri di pellicola quaggiù, all’ombra della Mole e di sconsolate ciminiere in via di abbattimento.
– Ma dai! Davvero non sapevi? Non ne avevamo mai parlato?
– Ora lo guardiamo
Frammenti di muta conversazione in rete, qua e là vivacizzata da faccine sorridenti, cuoricini ed altri palliativi alla distanza.
– Beccato! – Mi replicherà di lì a qualche ora, allegando la foto.
Beccata anche lei? L’attrice compagna di classe?
Eh sì, perché tutta la muta conversazione di cui sopra era nata là, all’uscita di quel bel film recente, nel quale l’attrice era voce in causa (la signora ebrea), tratto dal libro di Marguerite. Perché noi …, sì sono quelli i film che amiamo: le donne e i cavallier … le cortesie e le audaci imprese.
Nel film in questione, quello del fotogramma, le cortesie aleggiano senza decollare: troppa la distanza, troppo il rancore, e stanno soltanto implicite nel contesto le imprese che, già prima di quel film, più vigliacche che audaci era giusto definire.
Altro che Felice Orsini.
E tuttavia lo ribadisco: in quel film mi ci ritrovo.

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